Utilizziamo cookies per migliorare la vostra esperienza sul nostro sito. Continuando a visitare questo sito, l'utente accetta l'utilizzo dei cookies.

Greenpeace porta al World Economic Forum di Davos il caso Miteni

Attivisti di Greenpeace hanno collocato una statua della Giustizia nei pressi di Davos, in Svizzera, in vista

statuaSvizzeraMiteni550

del World Economic Forum per chiedere ai governi di interrompere gli abusi delle multinazionali sull’ambiente e le violazioni dei diritti umani.

 Un nuovo rapporto di Greenpeace International “Giustizia per le persone e per il pianeta” individua dieci principii fondamentali necessari per ottenere regole efficaci e vincolanti sui comportamenti e sulle responsabilità delle imprese. Piuttosto che imporre tali regole, troppi governi hanno – volontariamente o meno – reso possibile un clima di sostanziale impunità per le aziende. Il rapporto analizza ventuno casi specifici che mostrano come le aziende hanno utilizzato trattati internazionali su regolamenti, fiscalità e investimenti, le collusioni con la politica e una serie di barriere alla giustizia che tutelano i profitti ai danni dei diritti umani e dell’ambiente.

 statuaSvizzeraMiteni1 350Tra le società menzionate nel rapporto ci sono colossi come Dow, DuPont, Exxon, Monsanto, Nestlé, Novartis (Sandoz), Total, e VW e tra i casi analizzati c’è quello che riguarda la ICIG, una multinazionale con sede in Lussemburgo che dal 2009 controlla l’azienda veneta Miteni.

 Per decenni, Miteni ha sversato nell’ambiente sostanze chimiche pericolose che oggi espongono 350 mila persone (nelle provincie di Padova, Verona e Vicenza) a rischi sanitari gravi. Tuttavia, non esiste un meccanismo normativo chiaro per definire la responsabilità di ICIG: la dottrina normativa del “velo societario” tratta le controllate di una azienda multinazionale come entità separate, anche quando una ha il totale controllo delle altre.

 “Dopo decenni di inquinamento che colpiscono oggi 350.000 persone in Veneto, non c’è alcuna certezza che la ICIG e i suoi dirigenti possano essere costretti dalla giustizia italiana ad assumersi le loro responsabilità: sono tutti schermati dal principio del velo societario” dichiara Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace Italia. “Se vogliamo sanare le fratture che attraversano le nostre società, garantire l’applicazione del principio “chi inquina paga” sarebbe un enorme passo avanti. È di questo che dovrebbero parlare a Davos.”

 I ventuno casi illustrati dal rapporto denunciano la condotta di numerose multinazionali in relazioni a questioni che vanno dal cambiamento climatico alla deforestazione, dall’inquinamento (di suoli, aria, acqua…) fino alle violazioni dei diritti dei Popoli nativi, alla repressione dell’attività delle associazioni non governative e dei difensori dei Diritti Umani e dell’Ambiente, nonché vari casi di frodi fiscali, corruzione e manipolazione fraudolenta del dibattito pubblico. Venti delle compagnie di cui tratta il rapporto di Greenpeace parteciperanno al Forum di Davos.

 I dieci principii che Greenpeace chiede di adottare per garantire una reale Responsabilità delle imprese sono buon senso applicato alla governance globale. Garantire che aziende e individui siano responsabili per le violazioni all’ambiente o ai diritti umani commessi in patria o all’estero dalle aziende sotto il loro diretto controllo è quasi un’ovvietà se non fosse che di fatto i meccanismi vigenti impediscono di avere giustizia in questi casi.

 “A Davos l’élite finanziaria ed economica del Pianeta discuterà di come “realizzare un futuro condiviso in un mondo fratturato” ma la vera agenda resta quella che mira a espandere il potere delle aziende multinazionali creando profitti a spese dei cittadini e dell’ambiente. Se davvero vogliamo proteggere questo fragile pianeta, abbiamo bisogno di giustizia al cuore della governance globale” afferma Matthias Wüthrich di Greenpeace Svizzera.

Pubblicità