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Aviaria: un milione di uccelli abbattuti in Veneto e Lombardia

Sono stati i migratori i migratori a portarlo ed è la prima volta che dal nord Europa arriva un virus dell'influenza aviaria così potente, che per di più colpisce fuori stagione.

Galline ovaiole, tacchini e oche da carne: sono circa un milione gli animali abbattuti fino ad ora in una ventina di allevamenti di Veneto, Lombardia e, in un caso solo, Emilia. L'H5N8 non lascia scampo. In un grosso allevamento, ha ucciso il 90% dei volatili in 24 ore, altrove è andato un po' più piano ma comunque nel giro di una settimana è stato in grado di contagiare alcune centinaia di migliaia di galline costringendo i veterinari ad una serie di abbattimenti. Si tratta di un problema sanitario grave ma che non riguarda gli uomini, visto che quel tipo di virus aviario non risulta capace di passare alla nostra specie.

 Non siamo ancora al livello della drammatica stagione 1999-2000, quando gli abbattimenti furono diversi milioni e l'epidemia divenne un'emergenza per un settore produttivo intero ma la situazione di quest'anno preoccupa le autorità sanitarie oltre agli allevatori per almeno un paio di motivi, che hanno proprio a che fare con il modo in cui si è diffuso l'H5N8. "L'aviaria è in continua evoluzione e ci sorprende sempre", dice Calogero Terregino, responsabile del centro di riferimento nazionale per questa malattia che ha sede all'istituto zooprofilattico delle Venezie. E' il caso di quest'anno. La malattia di solito viene trasportata dagli uccelli selvatici, anche quelli migratori. "Ma normalmente si tratta di un virus non violento, che quindi non fa scoppiare epidemie e comunque non in modo così rapido - prosegue Terregino - L'anno scorso però sono venuti dei migratori contagiati dalla forma ad alta patogenicità del virus. Si tratta di germani, alzavole, fischioni che svernano nelle valli venete e arrivano dall'Est Europa o dalla Siberia. Un gruppo dei virus che hanno portato ha colpito la popolazione stanziale di selvatici in Italia, come anatre e aironi e quando in primavera sono nati i piccoli erano infettati e, in quanto vettori particolarmente efficaci, hanno fatto girare l'H5N8 anche negli allevamenti fino all'ingresso degli allevamenti che si trovano nel Veneto". Di solito la malattia è solo invernale, questa volta ha colpito anche nei mesi caldi. "Siamo preoccupati anche perché a novembre-dicembre ritorneranno i migratori e aspettiamo di capire se portano il virus e di che tipo", spiega l'esperto dello zooprofilattico.

 In Veneto ci sono molti allevamenti e basta che gli escrementi di un uccello selvatico infetto finiscano nelle vicinanze per avere un rischio contagio. La malattia poi può passare da un allevamento all'altro attraverso vettori come i camion con i mangimi, anche se quando è scoppiata l'epidemia sono state subito messe in atto una serie di misure per bloccare la trasmissione. Tra i provvedimenti presi c'è anche quello di aspettare ad "accasare", cioè mettere, tacchini negli allevamenti in aree a rischio. Si tratta praticamente di uno stop alla produzione. "Stiamo vivendo una situazione
 anomala, da studiare anche con la collaborazione ornitologi esperti di fauna selvatica - dice Terregino - Ad ottobre ci sarà un simposio di esperti per analizzare queste nuove dinamiche epidemiologiche". Si spera di non dover abbattere ancora un alto numero di uccelli. (Repubblica.it)

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