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Tragedia di Refrontolo: assessore Conte

“Vorrei tornare sulla tragedia di Refrontolo e sulle tante ipotesi, più o meno fondate, circa le cause di quanto è avvenuto, che ha provocato la perdita di quattro vite umane, il ferimento di altre persone, la perdita di beni e ferite da riparare nel territorio.


Il Fiume Giallo, culla della Cina, negli ultimi 4 mila anni sembra sia straripato 1600 volte. Si dice che i cinesi proclamarono come loro primo imperatore l’idraulico che riuscì a domare il “Dragone”, realizzando con l’aiuto di tutti canali, bacini e deviazioni che evitarono le periodiche disastrose esondazioni del grande fiume.
Parto da qui per ricordare che la storia d’Italia e la storia del Veneto, imperatori a parte, non è diversa: è storia di regimazione dell’acqua. Che vuol dire arginatura dei fiumi, costruzione di canali, briglie e invasi, manutenzione.
Non sono un tecnico ma so che non esiste l’opera perfetta, quella finale. La natura sul nostro pianeta non è mai identica a sè stessa per l’intero corso del tempo. Ogni opera idraulica alla quale l’uomo mette mano è pensata e realizzata in funzione di una quantità d’acqua teorica, che di solito è quella più elevata che si presume possa cadere all’interno del territorio dove l’opera viene collocata, con lo scopo di raccogliere agevolmente tutte le acque piovane e non. La quantità teorica tiene anche conto dei cosiddetti tempi di ritorno: è improbabile che un evento assolutamente eccezionale con precipitazioni superiori alla capacità dell’invaso si verifichi più di una volta ogni 20, 50, 100, 500 anni. Insomma un’opera risponde anche a quesiti di tipo statistico. In ogni caso, il sistema così realizzato richiede una manutenzione continua: pulizia, recupero delle lesioni, niente alberi in alveo che indeboliscono gli argini e così via.
Il mondo della bonifica sa bene dove nel Veneto possono avvenire allagamenti in presenza di forti precipitazioni e dove dunque si deve intervenire per modificare la situazione migliorando le opere: è un calcolo matematico.

Questa è la teoria, che di massima funziona finchè non viene smentita dagli eventi. Ovvero finchè non capita una precipitazione di potenza tale da superare ogni previsione, anche la più pessimistica. A Refrontolo i dati finora disponibili ci dicono che è avvenuto proprio questo: precipitazioni fortissime nei posti sbagliati che hanno creato sul torrente un’onda di piena imprevedibile, il cui effetto potrebbe essere stato accresciuto anche da accumuli di detriti, sedime e altro, che però non sembrano essere la causa primaria della disgrazia. Con questo tipo di eventi atmosferici, diversi è più catastrofici, dobbiamo abituarci a convivere. Luglio e questo scorcio di agosto ce lo stanno dicendo ovunque, non solo a Refrontolo. Nel recente passato non sono mancate né avvisaglie nè alluvioni e quella del 2010 è lì a ricordarcelo.. La troppa acqua caduta è anche la principale causa delle frane registrate nelle cosiddette colline del Prosecco, le quali non hanno affatto l’esclusiva dei movimenti franosi del nostro Veneto, perché negli ultimi anni questi fenomeni hanno interessato sempre più e continuano ad interessare tutto il territorio regionale.
Noi possiamo mitigare, la collettività può dare una mano con la manutenzione e segnalando gli inconvenienti, possiamo ridurre al minimo il rischio. Per questo servono soldi, quei soldi che lo Stato non mette da anni più a disposizione. Ma non potremo mai essere sicuri al 100 per cento di aver sopraffatto la natura, che resta lì a smentirci quando meno ce l’aspettiamo”. (comunicato stampa assessore all’ambiente del Veneto)

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