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Tumore al seno, anche Verona sperimenta la «crioablazione»

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Selezionate venticinque pazienti. Breast Unit capofila di un progetto regionale

crioablazioneTogliere un tumore con una semplice puntura: congelare il tessuto nocivo ed esportarlo. Durata dell’intervento: pochi minuti. Tempo di degenza in ospedale: al massimo di qualche ora. Una rivoluzione medica, soprattutto se si parla di uno dei tumori più diffusi in assoluto, quello al seno. La procedura si chiama «crioablazione» e viene già utilizzata per alcune tipo di neoplasie, come quelle che colpiscono polmoni, fegato, prostata, ossa e rene (su quest’ultimo, questa tecnologia si applica già da quindici anni). Ma per quanto riguarda il tumore alla mammella le sperimentazioni si contano sulle dita di una mano. Sono esattamente tre, tutti giapponesi, gli studi pubblicati che riguardano il tentativo di «bruciare con il freddo» sia le lesioni benigne, i cosiddetti fibroadenomi sia quelli maligni. Un quadro che dà l’idea di quanto sia pioneristica la sperimentazione lanciata all’ospedale di Borgo Trento.

C’è già l’ok per 25 pazienti, tutte selezionate secondo criteri strettissimi: «Abbiamo scelto pazienti che presentano tumori molto piccoli – spiega Giovanni Paolo Pollini, direttore dell’unità operativa complessa chirurgica e senologica – tutti al di sotto del centimetro. Inoltre interverremo esclusivamente su donne che non presentano complicazioni e che non hanno raggiunto la menopausa». Una restrizione all’accesso che si spiega non tanto con i rischi della procedura (bassissima, secondo i medici), ma con la necessità di ottenere, per quanto possibile risultati «puliti» e pienamente confrontabili tra di loro.

 Il macchinario

 A rendere possibile la crioablazione sarà un macchinario specifico, il ProSense, realizzato dalla israeliana IceCure Medical: ha l’aspetto di una grossa siringa (la criosonda) collegata a un serbatoio, il tutto sorvegliato da un computer. La distruzione del tessuto tumorale avviene tramite congelamento, utilizzando l’azoto liquido. A quello stato, il gas presente naturalmente nell’atmosfera, raggiunge temperature di -196 gradi. Si tratta di una tecnica che porta altri vantaggi, oltre al fatto di essere poco invasiva: tra le altre cose, è relativamente indolore. La Breast Unit dell’azienda ospedaliera di Verona non sarà l’unica unità ad utilizzare questa tecnologia: sarà capofila di un progetto che vede coinvolte anche le unità di Padova, Treviso, Venezia Mestre e Vicenza – Montecchio Maggiore.

 Le pazienti

 «Le prime pazienti curate – specifica Raffale Grigoletto, direttore della Chirurgia senologica padovana – seguiranno, oltre alla crioablazione anche la procedura standard: essendo in fase di sperimentazione non possiamo correre nessun rischio». Ciò significa che faranno anche l’intervento in sala operatoria. «Ma l’obiettivo finale – prosegue Grigoletto – è quello di utilizzare, quando possibile, esclusivamente questa tecnica, evitando chirurgie più complesse. Non solo, abbiamo speranze fondate di poter utilizzare la crioablazione anche nelle pazienti recidive, evitando in questo modo di fare ricorso alla mastectomia. Non dimentichiamo che l’asportazione del seno ha grandi impatti dal punto di vista psicologico, anche in pazienti in età avanzata».A importare in Italia la tecnologia israeliana è una ditta veronese, la Versan & Dafne, che ha concesso il ProSense in comodato per la sperimentazione. Finora sono state trattate sette pazienti: i risultati preliminari, a distanza di un mese, sono stati considerati positivi. «Ancora una volta – è il commento del direttore generale dell’azienda ospedaliera, Francesco Cobello – abbiamo l’occasione di essere i primi in Italia a portare avanti una tecnica innovativa: senza l’alto livello di competenza raggiunto dalla nostra Breast Unit non sarebbe stato possibile». (Corriere.it)

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