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Muore a 11 mesi, indagati i genitori. «Sospetto scuotimento»

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Un bimbo che se ne va presto, troppo presto. Una famiglia sconvolta, un’inchiesta della magistratura, un sospetto tremendo.

Il piccolo N. è tornato in cielo tre notti fa, dopo essere stato costretto a trascorrere 10 dei suoi appena 11 mesi di vita in ospedale, attaccato 24 ore su 24 a un respiratore.

 Il suo cuoricino ha cessato di battere tra venerdì e sabato scorsi, quando quella creatura innocente non aveva ancora potuto superare il suo primo anno di vita: N. era venuto al mondo il 20 agosto del 2017, in un comune dell’hinterland veronese. In procura verrà conferito al medico legale l’incarico di effettuare l’autopsia: perché dietro la morte del bimbo, pesante come un macigno, grava l’ipotesi della «sindrome di scuotimento». Significa che qualcuno, in famiglia, magari «per tenerlo buono» o farlo smettere di piangere, potrebbe averlo scosso al punto da provocargli «lesioni irreversibili» al cervello che dopo 10 mesi di sofferenza gli sono costate la morte. Quando si sarebbe verificato l’episodio del presunto «scuotimento» il bambino aveva solo un mese: a quell’età potrebbero essere state sufficienti alcune scosse vigorose, o in ipotesi anche solo uno strattone violento, per metterne addirittura in pericolo la vita. Sotto inchiesta ormai da 10 mesi risultano i suoi genitori: da parte della procura - titolare dell’indagine è il pubblico ministero Elisabetta Labate, specializzata in delitti nell’ambito familiare - sono stati iscritti i nomi di entrambi i coniugi. Si tratta di una coppia giovane: veronesi, hanno poco meno di 40 anni e con loro abita anche la figlia primogenita. Il piccolo N., per loro, era il secondo bambino: già troppo breve, la sua esistenza l’ha quasi interamente dovuta trascorrere ricoverato in Terapia Intensiva all’ospedale di Borgo Trento.

 Tenuto in vita dalle macchine e dalle costanti terapie attuate dai sanitari, si trovava in condizioni gravissime dal 26 settembre 2017: quel giorno, erano stati gli stessi genitori a far intervenire d’urgenza l’ambulanza in casa per soccorrere la loro creatura, che all’epoca aveva appena compiuto un mese. Immediato il trasporto del bambino a Borgo Trento, dove a destare sospetti facendo scattare l’automatica segnalazione alla procura era stato soprattutto un ematoma riscontrato nel corpicino del piccolo le cui condizioni, fin da subito, vennero definite «in codice rosso» dai medici. Per i genitori, da quel momento, è iniziato un doppio incubo: quello per salvare la vita del loro figlioletto, rimasto per i successivi dieci mesi in agonia a lottare contro la morte tra le cure disperate dei medici, e quello dell’inchiesta che si è aperta nei loro confronti da parte della magistratura scaligera. Finora, a carico dei due, si ventilava l’ipotesi di reato di lesioni gravissime ai danni del figlioletto: una contestazione destinata adesso ad aggravarsi e che però in tutto questo tempo hanno sempre negato con insistenza, sostenendo entrambi di non aver mai fatto del male alla loro creatura e di non aver minimamente idea di cosa possa aver causato un tale improvviso aggravamento dello stato del bimbo.

 La coppia avrebbe inoltre escluso qualunque coinvolgimento, anche solo fortuito o involontario, da parte della primogenita. Non hanno neppure tentato di chiamare in causa qualcun altro, sostenendo che, oltre a loro due e all’altra figlia, in casa non sarebbero state presenti terze persone. Mai, neppure un momento, in questi dieci mesi strazianti hanno lasciato solo il bimbo, dandosi il cambio in ospedale per stargli vicino. A difenderli sono i legali Massimo Ruffo e Marco Tonello mentre, su decisione del giudice per le indagini preliminari Paola Vacca, già da molte settimane l’avvocato Federica Panizzo ha ricevuto la nomina di «curatore speciale» per il bimbo: in pratica le è stato dato l’incarico di tutelare gli interessi legali del piccolo, nella speranza da parte di tutti che potesse nel frattempo accadere un miracolo. Venerdì notte, purtroppo, l’epilogo di cui mai avremmo voluto dare notizia. (Corriere.it)

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