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Cercò di dare fuoco all’ex moglie. Sconta la pena e torna a molestarla

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Nuova condanna dopo quella per il tentato omicidio del ‘99. Ora è ai domiciliari
 Era tornato a perseguitarla dopo aver già cercato di ammazzarla vent’anni fa.

Nel 1999 aveva cosparso con del liquido infiammabile moglie e figli minacciando di dare loro fuoco con un accendino. Per questo, all’epoca, l’allora 56enne veronese venne tratto in arresto per tentato omicidio plurimo: la giustizia fece il suo corso e lui fu condannato. Ma una volta recuperata a pieno la libertà dopo aver scontato la pena, un giorno la sua ex se lo è improvvisamente ritrovato davanti. Un incontro datato ottobre 2019, a quasi vent’anni di distanza da quando lui voleva appiccare le fiamme a moglie e figli. Ma il peggio, stando a quanto emerso ieri in tribunale, doveva ancora accadere: da quel momento in poi, per settimane, l’ex marito - ormai 76enne - sarebbe tornato a ossessionarla, a spiarla, a perseguitarla. Le avrebbe inflitto uno «stato di ansia grave e perdurante, costringendola ad alterare le proprie abitudini di vita», al punto da indurla - esasperata e terrorizzata - a sporgere nuovamente denuncia contro l’uomo con cui, in un lontanissimo passato, si era giurata amore eterno.

 La nuova condanna
 E, a conclusione del giudizio abbreviato (e quindi usufruendo dello sconto di un terzo sull’ammontare della pena finale), al pensionato - tuttora ristretto ai domiciliari - è stata inflitta una nuova condanna dopo quella per il tentato omicidio dei suoi familiari. In questo caso, il reato ipotizzato risultava quello di atti persecutori e, in base alla decisione assunta dal giudice Luciano Gorra, dovrà scontare un anno e quattro mesi. Dovrà inoltre risarcire con 10mila euro la ex consorte, che si era costituita parte civile contro il 76enne che aveva denunciato in Questura per stalking lo scorso marzo. Stando alla donna, il suo ex «dopo aver scontato le pene per il tentato omicidio e gli altri reati commessi nei suoi confronti e di altri familiari» avrebbe «ricominciato a perseguitarla con pedinamenti continui». Da febbraio di quest’anno,secondo l’accusa, lui l’avrebbe seguita ogni giorno, in tutti i suoi spostamenti, osservandola in tutte le sue mosse e presentandosi anche sul posto di lavoro, dove avrebbe raccontato che l’ex moglie sarebbe stata la responsabile della rottura del loro matrimonio. E non è finita qui: tornato a Verona, l’imputato le avrebbe anche spedito una serie di lettere in cui la avvisava che prima o poi gliel’avrebbe fatta pagare. Le avrebbe scritto di non essere interessato alle possibili conseguenze per la propria persona, visto che ormai non aveva avuto più nulla da perdere. Ma l’ex moglie non sarebbe stata l’unica ad avere paura di lui: negli ultimi tempi, infatti, il 76enne si sarebbe spesso recato anche nel parco giochi dove la nuora portava a trascorrere i suoi figli. In quelle circostanze si sarebbe «fatto notare apposta», il che avrebbe suscitato «un comprensibile timore per l’incolumità» non soltanto dell’ex moglie ma anche degli altri familiari. Quegli stessi familiari a cui, vent’anni fa, il pensionato aveva cercato di togliere la vita dando loro fuoco e che adesso, tornato libero e scontate le condanne, era tornato a molestare. In tutti i modi, nessuno escluso. (Corriere.it)

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