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Verona. Funghi avariati a pranzo, 14 frati comboniani all’ospedale

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Pranzo indigesto nella casa madre, colpito anche un redattore della rivista missionaria «Nigrizia»
 Lo spirito missionario di adattamento ha fatto sì che sopportassero a lungo, troppo a lungo.

funghi300Ed è stato solo grazie a una telefonata dell’unico laico, un redattore della rivista Nigrizia, anche lui tra i commensali, che si è capito che c’era qualcosa, tra quanto era stato servito, che forse tanto salutare non era. Quattordici persone, tutti (meno uno) religiosi comboniani, si sono sentiti male nel pomeriggio di giovedì nella casa madre di vicolo Pozzo, zona San Giovanni in Valle. Le cause: i funghi serviti, in un risotto, a pranzo. Raccolti da uno di loro, un «fungarolo» esperto, sull’altopiano di Asiago pochi giorni prima.

 L’ipotesi
 In realtà, come sia successo, è ancora un mistero: i funghi, in realtà, sono risultati tutti di una tipologia commestibile. Ma è possibile che, in mezzo, si finito anche qualche fungo tossico, magari non notato, o che non fossero freschissimi. Fatto sta che poco dopo un’ora dal pasto (che si serve rigorosamente alle 12.30), i padri comboniani hanno iniziato a sentirsi male. Per tutti gli stessi sintomi, mal di pancia e diarrea.

 La telefonata dal treno
 Ma tutti, nessuna eccezione, ci hanno pensato un bel po’ prima di chiedere aiuto, pensando che fosse qualcosa di passeggero. Una tempra fortificata nei molti Paesi africani, asiatici, sudamericani, dove hanno operato come missionari. Finché, il redattore di Nigrizia, che aveva mangiato con loro e, nel frattempo, aveva preso un treno diretto a Roma, non ha telefonato alla casa madre. «Mi sa che i funghi non erano tanto buoni – ha detto – gli altri si sentono bene?». E così altri confratelli, nonché il personale che lavora nell’istituto religioso si sono accorti che in molti avvertivano i sintomi.

 I soccorsi
 Solo allora è stato chiamato il 118. Il personale di Verona Emergenza è arrivato nel giro di pochi minuti. Molti dei sacerdoti sono stati portati in ospedale in ambulanza senza difficoltà, mentre in due casi si sono rese necessarie le barelle, a causa delle condizioni di salute pregresse. Quindi sono stati presi in carico dai pronto soccorso degli ospedali di Borgo Trento, Borgo Roma, Negrar e Villafranca. «I soccorritori sono stati molto professionali – spiega padre Teresino Serra, già superiore generale dei comboniani e ora di stanza a Verona – e ci hanno subito rincuorato: i nostri confratelli sono stati trattenuti in ospedale per accertamenti, ma pare si tratti di una lieve intossicazione alimentare. Si tratta di sacerdoti che sono ritornati alla casa madre o per anzianità o per malattia e che risiedono qui in pianta stabile. Anche per questo motivo ci siamo un po’ preoccupati». (Corriere.it)

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