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Pedofilia, il prete latitante è a Verona ma non in clinica. «Io? Un uomo qualunque»

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Contro don Eliseo pende un mandato di cattura internazionale

«Dagli 8 anni in poi, quei preti del Provolo di giorno ci trattavano da schiavi, sfruttandoci per lavori e pulizie fino a spaccarci la schiena dalla fatica. Di notte, poi, ci denudavano, si infilavano nei nostri letti, ci violentavano per ore, a turno. Ci facevano così male...». Un mese e mezzo fa, quando la polizia argentina si è presentata alla sua residenza di La Plata per notificargli ed eseguire il mandato di cattura spiccato dal giudice Jorge Moya Panisello, don Eliseo Pirmati aveva già cambiato non solo aria ma addirittura continente. Perché il sacerdote veronese di 83 anni, che il 23 aprile scorso gli agenti sudamericani avevano l’ordine di accompagnare in carcere per aver abusato - secondo gli inquirenti argentini - di bambini e ragazzi (dagli 8 ai 17 anni) sordomuti nella sede dell’Istituto Provolo a La Plata, era nel frattempo già rientrato nella «sua» Verona. Doveva essere arrestato per pedofilia, agghiacciante accusa di cui Pirmati deve rispondere insieme a un altro religioso veronese, don Nicola Corradi (già ai domiciliari in Sudamerica dov’è in attesa dell’imminente avvio del maxi processo per le violenze denunciate dagli ex alunni della sede del Provolo a Mendoza), e a un guardiano del collegio, José Britez, anch’egli finito agli arresti. Di don Pirmati, però,oltreoceano non c’erano più tracce. Una «sparizione» che aveva indotto i magistrati argentini a spiccare d’urgenza contro di lui un ordine di carcerazione internazionale, chiedendone anche l’estradizione.

 L’inchiesta giornalistica
 Dichiarato latitante, il sacerdote ricercato in tutto il mondo è stato ora «scovato» da L’Espresso proprio a Verona: si pensava fosse in una casa di cura, si era ipotizzato che si trovasse ricoverato in qualche clinica, invece l’inviato del settimanale lo ha raggiunto mentre «camminava indisturbato per le strade della città». Dopo 43 anni di missione in Argentina, è infatti emerso che don Eliseo nel dicembre del 2017 era tornato in Italia, stabilendosi proprio nella sede centrale del Provolo a Verona. Incriminato a La Plata per «abusi sessuali ripetuti e pluriaggravati, atti osceni e corruzione di minori», quando è stato avvicinato da L’Espresso il sacerdote ricercato per pedofilia era appena uscito dopo la messa dalla chiesa di Santa Teresa degli Scalzi, per fare ritorno nella struttura centrale dell’Istituto Provolo, sede della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordi, dove don Eliseo ha stabilito la nuova residenza. «Capelli bianchi, completo scuro, passo spedito che non tradisce gli 83 anni, Eliseo - lo descrive Andrea Tornago - ha l’aria di chi vorrebbe solo confondersi tra la gente.

 «Non so nulla»
 Don Pirmati ha sostenuto di non conoscere i provvedimenti delle autorità argentine e ha negato ogni coinvolgimento: “Non so niente, non c’entro niente,sono un uomo qualunque della strada”». E, dopo queste ultime rivelazioni, l’associazione Rete L’Abuso org ha nuovamente tuonato contro «l’assordante silenzio del Vaticano e della stessa diocesi veronese. Sul caso Provolo né Bergoglio, nè il presidente della Cei Bassetti, né altri, starebbero prendendo provvedimenti e così don Eliseo Pirmati se ne gira tranquillo per Verona, protetto sotto l’ala di mamma chiesa, mentre ci si aspettava, dopo tante parole, venisse almeno sottoposto ad un rito canonico». (Corriere.it)

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