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Violazioni antiriciclaggio e lavoratori in nero: nei guai un money transfer veronese

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La Guardia di Finanza di Verona, nel corso di un controllo ai fini dell’antiriciclaggio svolto nei confronti di un

caserma285money transfer della città capoluogo, ha scoperto nove lavoratori «in nero» e constatato numerose altre violazioni alla normativa valutaria.

Le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Verona hanno accertato, in particolare, che i lavoratori - tutti originari dell’area asiatica meridionale - erano stati impiegati in assenza di un regolare contratto di lavoro. I militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria scaligero hanno constatato, più in dettaglio, che il personale impiegato «in nero» - sei donne e tre uomini di età compresa tra i venti e i trentadue anni - era solito utilizzare le credenziali del titolare, così sostituendolo illecitamente nella gestione dell’agenzia. La normativa di settore, infatti, non permette l’esercizio dell’attività di money transfer, a soggetti non iscritti in appositi elenchi. Analizzando la documentazione acquisita i Finanzieri hanno rilevato che le nove persone individuate hanno lavorato «in nero» per un totale complessivo di 449 giornate, con tetti di presenza che vanno dagli 11 ai 132 giorni ciascuno. I medesimi soggetti hanno gestito oltre 3 mila operazioni di trasferimento monetario, sottoscrivendo indebitamente altrettante ricevute di pagamento.

Nel corso della stessa attività di servizio le Fiamme Gialle hanno altresì constatato anche un caso di «somministrazione fraudolenta di lavoro», dal momento che una delle persone impiegate risultava essere socio-lavoratore di una cooperativa di autotrasporti facente capo ad un parente dello stesso titolare dell’agenzia di money transfer, il quale l’aveva inquadrata all’interno della cooperativa per sfruttare il regime di maggiore favore a cui le stesse sono assoggettate, ma in realtà occupandola irregolarmente, in via continuativa, come addetta alle operazioni di trasferimento monetario. È stato inoltre scoperto che lo stesso money transfer si è reso autore di gravi violazioni della normativa antiriciclaggio dal momento che ha omesso di segnalare più di 800 operazioni sospette all’Autorità incaricata (l’Unità d’informazione finanziaria della Banca d’Italia - UIF) di acquisire i flussi finanziari e le informazioni riguardanti ipotesi di riciclaggio e finanziamento al terrorismo.

I militari della Sezione Riciclaggio del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Verona hanno infatti accertato, tra l’altro, che ben 565 operazioni di trasferimento di denaro contante presentavano gli indici di anomalia individuati dalla Banca d’Italia come potenzialmente caratterizzanti intenti di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Si tratta di 565 operazioni poste in essere a favore dei medesimi mittenti. Mentre ulteriori 256 operazioni, tutte di importo inferiore a mille euro, erano state invece disposte da mittenti diversi, tuttavia a favore di uno stesso beneficiario e, quindi, anche in questo caso nell’ambito di una delle casistiche di rischio preindividuate.

Nei diciotto mesi di gestione ispezionata i Finanzieri veronesi hanno accertato che attraverso il suddetto money transfer era stato trasferito denaro verso un’area asiatica considerata ad alto rischio di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo per un totale di circa 3,6 milioni di euro, senza che questi avesse applicato alcuna misura di adeguata verifica rafforzata dell’identità della clientela, cioè avesse assunto procedure di identificazione più rigorose.

Per questi motivi al termine dell’ispezione la posizione del titolare del money transfer e del titolare della cooperativa di autotrasporti è stata segnalata alla Procura della Repubblica di Verona per le ipotesi di reato di abusivo esercizio dell’attività di agente in attività finanziaria e somministrazione fraudolenta di lavoro; nei confronti del medesimo money transfer sono state, inoltre, elevate sanzioni amministrative per un importo di oltre 180 mila euro in relazione all’impiego di lavoro in nero, nonché proposte analoghe sanzioni amministrative da un minimo di 30 mila ad un massimo di 300 mila euro per le constatate violazioni in materia antiriciclaggio, in relazione alle cui irregolarità la suddetta agenzia ora rischia di vedersi revocata l’abilitazione all’esercizio dell’attività.

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