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Revoca cittadinanza onoraria Poroshenko: lettera aperta dell'ambasciatore dell'Ucraina in Italia a Maschio e Sboarina

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Signor Presidente Ciro Maschio,
Signor Sindaco Federico Sboarina,

YevhenPerelyginAmbasciatoreUcrainaRomaavendo appreso dai media locali le Vostre ultime dichiarazioni circa l’iniziativa del Vostro Consiglio Comunale non posso che apprezzare la Vostra disponibilità a “incontrare l’Ambasciatore per qualsiasi chiarimento e confronto”. Un atto certamente utile e dovuto, così come ebbi a proporvi nella mia missiva del 22 dicembre 2017 a Voi indirizzata, alla quale, però, ad oggi, non è seguito da parte Vostra alcun doveroso riscontro!
Purtroppo, il mio appello contenuto in quella lettera, di fare un confronto durante la preparazione della Vostra risoluzione, è rimasto inascoltato dal Consiglio Comunale di Verona. Così come è rimasto sospeso l’invito a Voi rivolto di visitare l’Ucraina, al fine di trarre Vostre dirette conclusioni sui diversi aspetti di carattere politico menzionati nella Vostra Delibera. Le conseguenze, spiacevoli, di questo mancato e serio approfondimento sono la mistificazione dei fatti adottata anche dai Consiglieri comunali che hanno sposato la tesi propagandistica di Mosca sullo “stato di guerra civile”. Siamo di fronte, invece, alla solita alterazione da parte del Cremlino, il quale ha posto in essere anche una guerra d’informazione volta a nascondere la verità sull’aggressione militare russa in Ucraina, riconosciuta come tale dall’intera comunità internazionale.

Con molta probabilità i viaggi illegali dei membri del Consiglio Comunale di Verona nei territori occupati della regione ucraina del Donbas (organizzati e sponsorizzati dalla parte russa!) non hanno permesso ai partecipanti di volgere uno sguardo obiettivo e approfondito sulla presenza militare della Federazione Russa nei territori occupati. A differenza dei propagandisti del Cremlino, le Organizzazioni internazionali più autorevoli come le Nazioni Unite (la Risoluzione dell’Assemblea Generale 68/262 “L’integrità territoriale dell’Ucraina”, la Risoluzione 72/190 “Situazione sui diritti umani nella Repubblica Autonoma di Crimea e nella citta di Sebastopoli (Ucraina)”, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (la Risoluzione 2132 (2016) “Conseguenze politiche dell’aggressione russa in Ucraina”), nonché tanti documenti dell’UE, della NATO ecc. danno una larga testimonianza dell’aggressione e della presenza militare russa in Ucraina fino ai nostri giorni in violazione degli Accordi di Minsk.

A tutt’oggi, il regime di Mosca continua a fornire le sue formazioni armate nell’est dell’Ucraina con le armi attraverso il confine ucraino-russo (più di 400 chilometri della frontiera russo-ucraina non sono controllati dal Governo ucraino). Nel Donbas, adesso, sono presenti decine di migliaia di soldati dell’esercito russo, circa settecento carri armati russi, centinaia di sistemi lanciamissili e artiglierie varie, oltre all’equipaggiamento elettronico militare. Tutto ciò, ovviamente, trasportato illegalmente in Ucraina dalla Russia, così come precisano e dichiarano i rapporti della Missione di monitoraggio dell’OSCE (dislocata nella zona del conflitto). Nell’arco di quest’ultimo anno la Russia ha inviato carichi militari in Ucraina per ben 94 volte: il recente video dell’OSCE mostra i convogli militari russi attraversare illegalmente la sezione incontrollata del confine (ecco il link: medium.com/dfrlab/minskmonitor-russian-military-convoy-filmed-entering-ukraine-aa56296e96d5).

Dunque, di quale “guerra civile” parlate nella Vostra Delibera?
Analogamente, la Vostra accusa verso le Autorità ucraine di “lenta e cattiva gestione della vicenda della restituzione dei quadri di Castelvecchio” è piena di pregiudizi e falsità! Mi permetto di ricordarVi le lunghe vicende legali e le procedure di restituzione delle opere d’arte italiane, protratte per anni, dai musei di alcuni stati europei ed oltreoceano. Non posso inoltre non menzionare il recente esempio della restituzione da parte dell’Italia all’Olanda di due quadri di Van Gogh, ritrovati nel settembre 2016 dagli agenti della Guardia di Finanza di Napoli, successivamente esposti al Museo di Capodimonte, come il segno di riconoscenza da parte delle autorità olandesi, e poi rientrati in patria nel marzo 2017.

Come avevo già più volte accennato in qualità di testimone degli eventi, il ritorno dei quadri è stato il frutto della collaborazione tra le autorità di Verona e le autorità giudiziarie ucraine, che si sono prodigate in uno spazio di tempo brevissimo di pochi mesi per l’effettivo rientro delle opere al Museo di appartenenza. Il fatto indiscutibile è che, anche senza un minimo cenno di gratitudine da parte Vostra per il lavoro svolto da parte ucraina, le opere, un patrimonio storico-artistico più che ragguardevole, si trovano adesso a Verona e possono essere ammirate dai veronesi e dai turisti.
Le Vostre accuse verso le autorità ucraine sono la dimostrazione, fin troppo evidente, della strumentalizzazione del recupero e del ritorno a casa dei quadri a scopo politico, come “arma” ideologica a fini che certamente non sono, così come dovrebbero essere, artistici e culturali.

Per queste ragioni non ci sorprende come i promotori dell’iniziativa, in seduta al Consiglio comunale durante la presentazione della Delibera, si siano prodigati e dilungati nel parlare di Donbas, guerra, aiuti militari da parte degli USA, ecc. Non ci siamo sorpresi, inoltre, nel vedere con quale urgenza la notizia sia stata messa a disposizione dei media e circoli propagandistici russi.
L’occasione mi è particolarmente gradita per inviarVi i miei più cordiali saluti.

 (comunicato stampa dell' Ambasciata d’Ucraina in Italia)

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Direttore editoriale Marco Camilli
Registrazione Tribunale di Aosta N° 01/05 del 21 Gennaio 2005
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