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Melegatti, si riaccende la speranza: "C'è un'offerta per rilevarla"

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Torna ad accendersi una speranza per il futuro delle Melegatti e dei suoi lavoratori.

Oggi, ha reso noto il consigliere regionale veronese Stefano Valdegamberi del Gruppo Misto, è arrivata ai curatori fallimentari dell'azienda dolciaria un'offerta per rilevare le due aziende fallite collegate al marchio dei pandori e panettoni.

 "L'aggiudicazione provvisoria è avvenuta a 13,5 milioni di euro", ha scritto in una nota pubblicata sul portale del Consiglio regionale e sui social network Valdegamberi. "Da ora - ha aggiunto - decorrono i 10 giorni per eventuali offerte al rialzo prima dell'aggiudicazione definitiva. Ringrazio quanti ci hanno creduto fino in fondo da sempre. Ringrazio soprattutto l'imprenditore aggiudicatario che, benché non del settore, con coraggio ha voluto investire nell'azienda che a Verona ha inventato il pandoro. Il suo nome vuole rimanere riservato fino all'eventuale aggiudicazione definitiva", ha concluso. La procedura, spiega l'Arena, prevede eventuali offerte migliorative del 10% ed eventuale gara il 3 ottobre.

 Soltanto poche settimane fa, i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil e i curatori fallimentari di Melegatti avevano firmato l'accordo per i licenziamenti di tutti i dipendenti dell'azienda dolciaria, a seguito della dichiarazione di fallimento arrivata lo scorso 29 maggio. In base all'intesa, l'ultimo giorno di rapporto dovrebbe coincidere con la data del 20 dicembre, quando scadrà anche la Cassa integrazione straordinaria. Nella procedura rientrano 11 dipendenti operativi nello stabilimento di San Giovanni Lupatoto (Verona), per dare corso all'esercizio provvisorio autorizzato per sei mesi (dal 21 giugno al 21 dicembre) dal Tribunale di Verona, mentre il resto del personale è coperto dalla Cassa integrazione straordinaria. Ma questa si esaurirà appunto il 20 dicembre: oltre quella data non sarà possibile accedere ad altri ammortizzatori sociali.

 Fin dalla firma di quell'accordo, i sindacati avevano precisato che era un passaggio inevitabile per liberare da obblighi pregressi verso il personale un eventuale salvatore. Che, stando a quanto rivelato oggi in Veneto, si sarebbe materializzato proprio alla scadenza del secondo bando di vendita. (Repubblica.it)

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