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Verona: Melegatti, il concordato che non c’è

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Nessun piano sul tavolo dei giudici.

Avrebbe dovuto essere il gran giorno per Melegatti, la data ultima entro cui presentare il tanto atteso piano di concordato dopo che, il 7 Novembre, era stata depositata solo la domanda. E, invece, c’è ormai la certezza che oggi nessun piano di concordato sarà depositato in tribunale. Un nuovo colpo di scena nell’intricata vicenda del salvataggio della storica azienda dolciaria veronese che questa volta prova un estremo e complicatissimo tentativo di evitare il fallimento aggrappandosi ad un fondo internazionale. Quindi, se oggi i professionisti che rappresentano la società non depositeranno nulla è perché la via scelta da Melegatti è un’altra. Presi contatti anche con commissari e tribunale, la strategia dovrebbe essere questa: scaduto il termine concesso (oggi 7 maggio), la domanda di concordato dovrà essere dichiarata inammissibile dal tribunale. Tuttavia, c’è la possibilità per la società, in attesa dell’udienza che i giudici fissano per dichiarare lo stato della società, di depositare una nuova domanda di concordato, non più «in bianco» ma completa di piano e documenti. Normalmente tra il termine entro cui presentare il piano, cioè oggi, e l’udienza di inammissibilità/fallimento non passano più di 20–25 giorni: è in questo brevissimo scorrere dei giorni che Melegatti sarà chiamata a presentare un piano di salvataggio e rilancio completo.

 Un compito veramente arduo visto che, nei 6 mesi passati dalla presentazione della domanda «in bianco» ad oggi, la società non è riuscita a presentare un piano sostenibile. In questo caso, però, Melegatti sarebbe coadiuvata dal sostegno esplicito di un nuovo fondo di investimento, ancora ignoto, ma di livello internazionale e probabilmente americano. E questo è un ulteriore colpo di scena nella vicenda Melegatti. Si tratterebbe, infatti, del terzo partner cui la società di San Giovanni Lupatoto si affida per evitare il fallimento. A novembre era stato Abalone Asset Management a sostenere Melegatti e a finanziare la mini campagna di Natale. L’avventura del fondo maltese, però, si concluse ai primi di febbraio con il mancato accordo tra i soci dell’azienda dolciaria e Abalone e senza il passaggio delle quote di controllo dell’azienda, ma apparentemente senza ulteriori strascichi legali. Pochi giorni dopo era entrato in scena Hausbrandt Trieste 1892. La storica azienda produttrice di caffè, guidata da Fabrizio Zanetti, aveva in mente un ambizioso piano di rilancio industriale e commerciale di Melegatti. Il vantaggio di essere un solido partner industriale e non solo finanziario aveva acceso serie speranze di salvataggio e di rinascita aziendale. Tuttavia, l’impresa di salvare Melegatti passando per concordato, affitto del ramo d’azienda e acquisto della società, deve essere stata troppo ardua anche per la società di Nervesa della Battaglia chiamata a constatare che i debiti di Melegatti non erano i 27 milioni di euro preventivati, ma forse il doppio. Preso atto di ciò, Hausbrandt probabilmente ha fatto un passo indietro. Va detto, però, che senza un piano di concordato depositato, comunque, Hausbrandt non avrebbe potuto agire. Facoltà che, invece, forse sarà concessa al nuovo fondo di investimento, ma l’indice di difficoltà di questa operazione di salvataggio è altissimo. (Corriere.it)

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