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Mensa non pagata: il sindaco dà tonno e cracker a bimba straniera

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Il giocatore dell’Inter Candreva si attiva e risolve la questione. Il paese è diviso, il Pd attacca

Dal piccolo centro della Bassa fino alla Pinetina, dove si allenano i giocatori nerazzurri. Alla fine, Antonio Candreva, calciatore dell’Inter, ha preso in mano il telefono e ha chiamato il sindaco di Minerbe: «Se serve, sono pronto ad aiutare i genitori per pagare la mensa». Perché se l’avvertimento, con il pranzo «low cost» a base di tonno e cracker è durato un giorno, il problema economico è rimasto irrisolto. Almeno fino a ieri. Intanto, la bambina incolpevolmente finita sotto i riflettori, è tornata a mangiare con i suoi compagni, con lo stesso menu che la mensa propone per gli altri.

 Tonno e polemiche
 Per l’amministrazione locale è stata una necessità, a fronte di un’insolvenza «reiterata» da parte dei genitori, una coppia marocchina, per molti altri che ieri hanno fatto sentire la propria voce, si tratta di una scelta da condannare, proprio perché l’ha pagata un’alunna delle elementari. Il caso risale a una decina di giorni fa: la bambina, come sempre, arriva in mensa accompagnata dalle insegnanti. A tutti gli altri arriva una pastasciutta e poi un secondo, a lei una scatoletta di tonno e dei cracker. Scoppia in lacrime: qualcuno tra le maestre decide di far presente la situazione. Non si trattava, infatti, della prima volta che succedeva qualcosa del genere: altri bambini avevano avuto lo stesso trattamento, come confermano diverse voci, dal sindaco Andrea Girardi, leghista eletto con una coalizione civica, fino a chi lavora nella stessa scuola, le primarie Zanella.

 Il sindaco (leghista) : troppi insolventi
 Per il primo cittadino si tratta di una scelta dolorosa, ma inevitabile. «Ci siamo trovati con decine di insolventi – spiega – non riuscivamo a coprire i costi. Così abbiamo deciso di adottare una linea che potesse smuovere la situazione. Non volevamo arrivare a questo punto, ma il rischio era quello di non assicurare un pasto anche alle famiglie che pagano regolarmente».Alla fine quasi tutti si sono messi in regola. Quasi, per l’appunto. «Abbiamo tentato di avvicinare quella famiglia in ogni modo, abbiamo chiesto ai genitori che presentassero i moduli per l’esenzione, fornendo il proprio reddito Isee, abbiamo proposto loro un lavoro socialmente utile… nulla da fare. E dire che aiutiamo una trentina di famiglie in stato di difficoltà in quella stessa scuola».

 L’ira del Pd e del M5S
 Ad alzare la voce a livello locale è stato il Partito democratico, con un nota sottoscritta dalla segreteria provinciale. «Che giustizia è quella che umilia una bambina delle scuole elementari per la morosità dei genitori?», si chiedono i dem. «Siamo al corrente della situazione – nota segretario del circolo di Minerbe, Alberto Malandrin – ma la reazione è profondamente scorretta: i bambini non si toccano mai». Una tesi sottoscritta dalla collega di partito, la parlamentare Alessia Rotta e dalla deputata del Movimento 5 Stelle, Francesca Businarolo, fino all’organizzazione internazionale «Save the Children» che, per bocca di Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa, parla di «inaccettabile episodio di discriminazione».

 Paese diviso
 L’unica solidarietà al Comune, che gestisce direttamente il servizio mense appoggiandosi a un’azienda di Teolo, nel Padovano, (il costo per le elementari è di quattro euro a pasto), arriva dai cittadini di Minerbe. «Sono i genitori che devono tutelare i bambini – dice una commerciante di via Marconi, in pieno centro – il Comune aveva già avvisato tre volte la famiglia. Forse non era giusto discriminare la piccola, ma non trovo corretto nemmeno prendersela con chi deve far rispettare le regole». Un ragionamento condiviso anche da alcuni altri clienti. «Se le leggi fossero rispettate da tutti quanti – chiosa una di loro – saremmo tutti più sereni. Questo non è il paese dei balocchi». «Forse si sarebbe dovuto trovare un’altra soluzione – asserisce un altro minerbese, Alessandro Crescienzio - prima di essere così radicali. Che fai, a una non dai da mangiare? Sono bambini, non li puoi umiliare. Il paese è diviso, anche se molti credono che il Comune abbia fatto bene, più che altro per un senso di giustizia nei confronti di chi paga«.

 Gli altri casi
 C’è però chi non ci sta: «Mi dispiace, secondo me a scuola hanno sbagliato. Mettetevi nei panni della bambina» è il ragionamento di Antonina Arcuri. Insomma: il conflitto, tra le esigenze di una piccola amministrazione e il diritto di una bambina a essere trattata come tutti gli altri, resta e forse non basterà un calciatore generoso a scongiurare altri casi. Che negli ultimi anni si sono succeduti in diversi centri, da Montecchio Maggiore, nel Vicentino, dove ai bambini «morosi» è stato dato un panino, fino a Lodi, dove sono stati allontanati fisicamente dalla mensa. (Corriere.it)

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Direttore editoriale Marco Camilli
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