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Reddito di cittadinanza. Assessore Donazzan: "Più coordinamento tra Regioni. Intesa trovata"

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L’assessore al lavoro della Regione Veneto, Elena Donazzan, esprime “soddisfazione” e “apprezzamento” per il raggiunto accordo tra governo e Regioni sui Centri per l’impiego e la questione dei ‘navigator’.

balbi285Presente a Roma, su delega del presidente Zaia, alla Conferenza dei presidenti delle Regioni e in conferenza unificata presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per esprimere il parere delle Regioni sul disegno di legge di conversine del decreto legge “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”, l’assessore Donazzan ha dato voce alla posizione del Veneto e si è resa protagonista dell’intesa raggiunta.

 Le Regioni dopo una articolata fase di approfondimento e trattativa tra di loro e con il ministero del lavoro – riassume Donazzan - hanno dato un parere favorevole condizionato all’accoglimento di tre punti fondamentali: a) una intesa forte che ribadisce le prerogative esclusive delle Regioni in tema di formazione e concorrenti in tema di politiche del lavoro; b) l’approvazione di un piano di rafforzamento delle politiche legate alla nuova misura chiamata ‘reddito di cittadinanza’; e, infine c) la semplificazione delle procedure per l’assunzione degli operatori nei Centri per l’Impiego di spettanza esclusiva delle regioni.

 “Il Veneto – annota Donazzan - ha sempre partecipato attivamente ai tavoli della IX commissione della Conferenza delle Regioni, sia sul tavolo tecnico che sul tavolo politico. E la commissione ha dimostrato, al di là delle appartenenze politiche diverse, grande serietà e capacità politica non solo nel difendere le prerogative delle Regioni in tema di politiche del lavoro, ma soprattutto nell’apportare emendamenti propositivi”.

 “Abbiamo lavorato con serietà e senza strumentalizzazioni - aggiunge l’assessore– ma con le idee chiare su come questo provvedimento-bandiera di una parte del governo riesca ad essere utile alle fasce più fragili della popolazione solo se si raccorda con le politiche dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro; politiche che – fa notare l’assessore veneto - passano dai sistemi regionali”.

 “I Centri per l’impiego sono un elemento strategico per il funzionamento della ricerca attiva di lavoro – prosegue la titolare delle politiche regionali per il lavoro in Veneto - e certamente hanno bisogno di un rafforzamento che - abbiamo spiegato al ministro - non si realizza con i cosiddetti ‘navigator’, ma con un serio lavoro di potenziamento degli operatori e degli strumenti di formazione e inserimento al lavoro che le Regioni governano, chi più chi meno, con efficacia”.

 Per l’assessore veneto l’intesa, strumento previsto dall’ordinamento, “è un atto politico forte, che impegna le Regioni con un ruolo paritetico a quello del Ministero”. “E per questo apprezzo – evidenzia Donazzan - l’apertura fatta lunedì dal ministro Di Maio, che ha compreso come l’iniziale idea di 6 mila persone assunte semplicemente con un titolo di studio, senza competenza specifica alcuna, fossero una misura eccessiva e probabilmente dannosa ai fini della dimostrazione della bontà del reddito di cittadinanza”.

 Per il Veneto – ragiona l’assessore - l’intesa raggiunta sul ‘Decretone’ comporterà la semplificazione delle procedure di concorso per il rafforzamento dei Centri per l’impiego con la previsione di poter incrementare l’organico, in tempi abbastanza celeri, di circa 100 persone nel territorio regionale.

 “Con successive convenzioni tra singola Regione e Anpal – prevede l’assessore - il Veneto potrà inoltre potenziare le politiche di formazione e di incrocio tra domanda e offerta. Potremmo pertanto scegliere di non avere bisogno di un ulteriore numero di operatori, oltre ai circa cinquanta ‘navigator’ previsti dal ministero, e potremmo invece utilizzare le risorse previste in legge di bilancio per il triennio 2019-2021 per orientamento al lavoro, formazione, tirocini di inserimento”.

 “Per la nostra regione – conclude l’assessore - l’importante è non appesantire la macchina pubblica con un numero eccessivo di operatori, ma cogliere quello che consideriamo il vero obiettivo del reddito di cittadinanza, ovvero trovare lavoro per le persone con maggiore difficoltà economica e di inserimento”.

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