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Editoria, quotidiani in crisi tra chiusure, licenziamenti e fusioni

L'ultima notizia è la fusione tra La Stampa di Torino e Il Secolo XIX di Genova. Due testate, due storie, due città, due tradizioni che da oggi avranno un solo editore: l'Italiana Editrice Spa. Un'unione in nome del profitto come sempre prodiga di promesse e di rinnovamenti.

Ma se due testate storiche per i rispettivi territori fanno questa scelta è perché una delle due, o entrambe, non avevano più risorse per andare avanti. Sono allora comprensibili i timori dei dipendenti e giornalisti dei due quotidiani che temono per il loro futuro.

La Stampa non naviga in acque tranquille e per Il Secolo XIX si parlava di vera e propria emergenza. Si profilano scenari non rosei con tagli di rami secchi o non molto verdi.

C'è anche un altro aspetto che colpisce: la Italiana Editrice, partecipata al 77% da Fiat e al 23% dalla famiglia Perrone (secolo XIX), sarà presieduta da John Elkann, mentre Carlo Perrone ne assumerà la vicepresidenza. John Elkann detiene il 20% delle quote del Corriere della Sera in nome della Rizzoli. Si ipotizza che John Elkann intenda uscire dal "Corsera" per concentrarsi sul gioiello di famiglia, La Stampa, che in due anni ha perso parecchio capitale. In questo contesto l'acquisizione del quotidiano genovese sembra più una strategia difensiva che di allargamento degli interessi aziendali.

Ormai la rotta è stata segnata per l'editoria italiana dell'informazione: l'imperativo è salvare il salvabile. La chiusura de L'Unità è stato l'ultimo campanello di un allarme che sta diffondendo il disagio e la paura in quasi tutte le redazione italiane.

Internet ha di fatto dato la spallata finale all'informazione cartacea, ma sono i budget pubblicitari in grande calo che hanno tolto l'ossigeno alla quasi totalità del mondo dell'informazione. Certo il web soffre di meno, ma anche i quotidiani online fanno i conti con questa crisi. Il gettito pubblicitario è in una fase di costante calo che tocca persino il colosso Google, con casi di publisher che hanno perso anche il 40% degli introiti in tre anni.

Nel prossimo futuro tutto si giocherà sulla resistenza e sulla fantasia che avranno gli editori nel diversificare le proposte. Ognuno giocherà le proprie carte, ma chi ha più da perdere in questa partita - maestranze e giornalisti - non avrà una sola carta del mazzo e potrà solo fare da spettatore.
 


Marco Camilli

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